Vino biodinamico: cosa vuol dire e come distinguerlo

Il vino biodinamico sta diventando sempre più diffuso sugli scaffali delle enoteche e sulle tavole. L’unicità del vino biodinamico viene dal suo stretto legame con la terra e dalle specifiche tecniche di coltivazione, basate su scelte effettuate tra le comuni di quelle usate in enologia.

Cosa vuol dire vino biodinamico?

L’agricoltura biodinamica (da cui deriva anche la viticultura) nasce sul finire degli anni ’20 del ‘900 dalle idee di Rudolf Steiner. Egli fonda l’antroposofia, una filosofia e una medicina alternativa che studia le leggi che risiedono alla base delle manifestazioni della vita, dell’anima e dello spirito nell’uomo e nella natura, in questa linea di pensiero l’agricoltura si lega ad altre discipline come l’ecologia, la bioenergetica e concetti di natura più spirituale. Semplificando possiamo definire vino biodinamico quello ottenuto da processi naturali che sfruttano sinergicamente le forze terrene e quelle cosmiche.

I vini ottenuti da uve di agricoltura biodinamica sono caratterizzati da vivacità e colore intenso, ma ogni annata è diversa in quanto fortemente connessa all’ambiente in cui è nata. Questo modo di vinificare ha preso sempre più piede negli ultimi anni con una forte crescita in alcuni paesi come la Francia, Svizzera, l’Italia, la Germania, il Canada, gli Stati Uniti, il Cile e in paesi del Sud Africa. Anche se si tratta di un trend in crescita, al momento si contano circa 450 produttori certificati di vino biodinamico.

Per quanto riguarda la certificazione, al momento non esistono riferimenti istituzionali espliciti ai processi di vinicoltura e vinificazione. L’unico controllo che si effettua è quello sulle uve, che devono essere prodotte secondo le tecniche dell’agricoltura biodinamica. L’unica nazione europea in cui esiste un percorso riconosciuto per la vinificazione biodinamica è la Francia, mentre altri paesi stanno elaborando i propri disciplinari.

La biodinamica non fa riferimento solo a metodi agricoli usati nella viticultura, ma anche alla successiva gestione e manipolazione nella fase che segue la raccolta, portando così alla vinificazione biodinamica.

Qual è la differenza tra vino biologico e vino biodinamico?

Capita che si pensi che biologico e biodinamico siano sinonimi. Non è così, un vino (o un generale un alimento) biodinamico è sicuramente biologico, mentre un prodotto biologico non è necessariamente biodinamico.

La biodinamica, come detto, fa riferimento a dei processi naturali ma anche in maniera esplicita alla tradizione contadina. Ad esempio, l’aratura del terreno fatta con il trattore è biologica, ma non biodinamica. Mentre l’aratura con il cavallo è biodinamica (e anche biologica).

Nell’applicazione dell’agricoltura biodinamica vengono usati dei composti di materie naturali e biologiche, che possano favorire la corretta crescita delle piante, preservandone le caratteristiche. Tra i composti biodinamici usati per coltivare il terreno ci sono quelli che rendono possibile o aumentano la formazione dell’humus e altri che stimolino le reazioni scatenate dalla luce o dal calore.

La filosofia che sta alla base della biodinamica è la convinzione che, osservando le influenze astrologiche sulle piante e sul terreno, è possibile ricreare tra di essi la giusta dialettica e far sì che i processi biologici di germogliazione, crescita e maturazione siano in stretta connessione con la natura.

Chi segue un’agricoltura biodinamica pensa che queste pratiche permettano alle piante di esprimere al meglio le loro proprietà.

Un’altra particolarità di questa filosofia è quella di combattere le malattie delle piante cercando di innescare le reazioni giuste che ristabiliscano lo stato di salute e di equilibrio, mettendo al bando antiparassitari, pesticidi, antibiotici.

Di fatto, la differenza tra un vino biologico e uno biodinamico è nei processi che portano alla coltivazione, raccolta, vinificazione e affinatura del prodotto finale, ma raramente un palato non raffinato potrà notarne la differenza. Sicuramente il vino biodinamico offre una garanzia sulle materie prime e delle tecniche, in equilibrio reciproco e con la natura.

Nella filosofia della vinicultura biodinamica riveste una grande importanza l’attenzione per la diversità, privilegiando vitigni autoctoni e promuovendo la convivenza di più varietà differenti.

Chi si affida alle tecniche della filosofia biodinamica, spesso ottiene espressioni di maturità della frutta più o meno marcate, in base alla mineralità della terra. Sicuramente questi vini risentono in maniera più evidente del clima, dando alle bottiglie di diverse annate delle sfumature molto più marcate.

L’uva si esprime al suo meglio, nella complessità degli aromi e degli zuccheri viene fuori in una forma più completa e profonda.

Come si fa il vino biodinamico?

Negli ultimi anni i principi della filosofia biodinamica hanno trovato un fertile terreno di azione nella viticultura, nella vinificazione e nell’affinamento.

Se i tre principi fondamentali della biodinamica, applicati anche alla coltivazione del vino, sono questi:

  • Stimolare le materie nutritive presenti nella terra, mantenendone la fertilità.
  • Rafforzare le piante, così che possano resistere ai parassiti e alle malattie, senza ricorrere all’uso di composti chimici.
  • Preservare la condizione naturale di equilibrio dell’organismo, nutrendolo in maniera corretta. Producendo alimenti di qualità.

Questi principi si traducono, in regole pratiche della coltivazione e cura dei vitigni, come ricreare nel terreno l’humus in cui vive la radice della pianta della vite.

In generale vengono usati due prodotti biodinamici: il cornosilice (501), preparato da spruzzo che concentra e potenzia le forze luminose proprie della silice e che regola la maturazione dei frutti e il cornoletame (500), fondamentale per stimolare e armonizzare i processi di formazione dell’humus.

Le fermentazioni dei vini non subiscono l’aggiunta di lieviti esterni, e nella coltivazione delle piante, nella raccolta, per la spremitura, i travasi e l’imbottigliamento si segue il calendario lunare.

Dove trovare il vino biodinamico?

L’agricoltura biodinamica ha oltre 80 anni di storia e si affianca ovviamente all’agricoltura biologica, dato che tutti i prodotti dell’agricoltura biodinamica devono anche essere certificati secondi le linee guida dell’agricoltura biologica, a questa si affianca la certificazione dello standard Demeter.

Si tratta di una certificazione dell’agricoltura biodinamica rilasciata dalla Demeter International associazione multinazionale e il più grande organismo privato. Il marchio Demeter viene usato in oltre 40 Paesi per contrassegnare prodotti agricoli o di allevamento ottenuti secondo i metodi biodinamici.

Lo standard Demeter costituisce, ad oggi, l’unica garanzia che un vino sia stato prodotto seguendo i principi di questa ‘filosofia’ della coltivazione.

Ecco alcune etichette italiane che producono vini biodinamici:

  • Dettori – Romangia Rosso IGT “Tenores”
  • Stefano Amerighi – Syrah
  • Coulée de Serrant di Nicolas Joly
  • San Fereolo di Nicoletta Bocca
  • Visciole, Cesanese del Piglio Jù Quarto
  • Redigaffi 1997 Tua Rita
  • Messorio 2004 Le Macchiole
  • Domaine Leflaive Montrachet Grand Cru
  • Il rosso Kurni dei marchigiani Casolanetti e Rossi di Oasi degli Angeli
  • Il friulano Stanko Radikon
  • Il toscano Fabrizio Niccolaini di Massavecchia
  • Il veneto Giampiero Maule
  • L’umbro Giampiero Bea
1 Comment
  1. […] per gli appassionati, viene segnalato anche il tipo di coltivazione: convenzionale, biologica, biodinamica, naturale o eroica. Aspetti che vengono intrecciati con le storie dei produttori e del territorio. […]

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