La Classificazione nei Vini: tutto quel che c’è da sapere

classificazione vini

E’ facile parlare di vino, ma non tutti i vini sono uguali!

A differenza di altri prodotti alcolici o analcolici, infatti, il vino dipende sostanzialmente da due aspetti: la territorialità dei vitigni, e la tipicità del processo di vinificazione.

E’ per questo che, sia a livello europeo che italiano, sono state introdotte delle classificazioni che consentono di distinguere e definire meglio il vino che stiamo degustando al momento.

La Classificazione Europea

Dal 2009, con l’introduzione del regolamento n. 479/2008, in seguito alla decisione della Comunità Europea di riformare il settore vitivinicolo, la classificazione è stata semplificata, prevedendo soltanto la distinzione tra due categorie di vini:

  • vini con indicazione geografica: mantengono una correlazione stretta con il territorio di coltivazione delle uve con cui sono prodotti e che si inseriscono in un percorso di vinificazione più o meno strettamente regolamentato. Appartengono a questo gruppo i vini corrispondenti alle classificazioni europee IGP (Indicazione Geografica Protetta) e DOP (Denominazione di Origine Protetta)
  • vini senza indicazione geografica: non necessariamente riconducibili a vitigni specifici e/o a zone di produzione definite e non vincolati da regolamenti per la vinificazione.

La Classificazione Italiana

La normativa nostrana, pur recependo le indicazioni UE, prevede alcune importanti sotto-denominazioni che aiutano a definire quella che è, a tutti gli effetti, una vera e propria piramide dei vini.

I gradini di questa piramide sono cinque.

Vino da Tavola

Questi vini non possono riportare in etichetta l’annata, il vitigno e la zona di provenienza, ma soltanto il colore (bianco, rosato e rosso) e la tipologia di appartenenza (frizzante, spumante,ecc…) Non hanno disciplinari di produzione e subiscono controlli amministrativi e analitici prima della messa in vendita. Sull’etichetta devono obbligatoriamente riportare la ragione sociale dell’imbottigliatore.

Sono vini meno pregiati, ma ciò non comporta necessariamente un basso livello qualitativo del prodotto. Può capitare infatti che un vino da tavola nasca da una scelta ideologica di rifiuto delle norme di classificazione o, più facilmente, dalla semplice necessità “commerciale” di rinunciare al titolo per poter agire liberamente sul prezzo e andare così incontro a una domanda più ampia che consenta di “smaltire” i frutti di un’annata particolarmente generosa.

Vino Varietale

Se il produttore può garantire che almeno l’85% del vino è prodotto con una certa varietà d’uva, gli è concesso d’indicare in etichetta il vitigno principale. In realtà tale concessione riguarda soltanto i vitigni internazionali, mentre l’indicazione d’annata è facoltativa.

Vino ad Indicazione Geografica Tipica (IGT)

Per ottenere la classificazione IGT è necessario seguire un disciplinare di produzione abbastanza stringente, oltre a presentare, come nel caso del vino varietale, una concentrazione pari ad almeno l’85% di un singolo vitigno tipico del territorio. E’ legittimo indicare in etichetta oltre al territorio di provenienza, il vitigno, il colore e l’annata.

Vino a Denominazione di Origine Controllata (DOC)

Per arrivare a produrre un vino DOC, bisogna aver mantenuto la classificazione IGT per almeno 5 anni.

I vini DOC esprimono un carattere peculiare fortemente legato al territorio di coltivazione dell’uva e rispettano, in tutte le fasi di produzione, le prescrizioni del disciplinare di riferimento (zona di produzione, vitigno, resa per ettaro, titolo alcolometrico minimo, estratto secco, acidità totale, etc.).

Vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG)

Ed ecco il massimo livello di riconoscimento per un vino italiano. Per essere DOCG, un vino deve essere stato DOC per almeno dieci anni.

Oltre alla valutazione procedurale, in questa categoria conta molto anche la valutazione sensoriale. Le analisi delle caratteristiche del vino sono infatti verificate sia in fase di produzione che successivamente all’imbottigliamento, quando viene effettuato anche un assaggio da parte di un’apposita commissione di esperti che effettua una valutazione.

Le Qualificazioni dei vini

Per le categorie DOC e DOCG sono ammesse altre tre qualificazioni più specifiche.

  • Classico: di solito è una qualifica data ad una particolare sottozona indicata dal disciplinare, che di solito corrisponde all’area storica di produzione di un determinato vino.
  • Riserva: si tratta di vini con invecchiamento minimo obbligatorio di almeno due anni (di solito tra i tre e i cinque) e gradazione alcolica superiore al vino generico
  • Superiore: si definiscono così i vini invecchiati almeno un anno con un grado alcolico superiore di 0,5% vol rispetto al generico giovane;
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